AL DI LÀ DEL MARE
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Un progetto per dare voce a chi voce non ha più

Ventimila donne, bambini, uomini inghiottiti dal Mediterraneo dal 2014 ad oggi, più di 1.500 solo nel 2021. E la contabilità è solo parziale visto che di molti naufragi non si ha neanche notizia. Per dare voce e forma a quel dolore, per sollecitare un movimento, un dialogo, avendo una grande passione per la musica, ho pensato di lavorare al progetto di un bando, di un Concorso per la composizione di un “Requiem per le genti del Mediterraneo”: un Requiem per celebrare un rito collettivo, un Requiem per rompere il silenzio sulle centinaia di morti.

Il concorso in breve

L’arte, la cultura il civismo contro l’indifferenza

La partitura dovrà essere per coro e orchestra e dovrà dare vita ad un testo aconfessionale animando la sequenza classica del Requiem, dando ad esso un nuovo senso, moderno e attuale. La forma compositiva sarà libera, ma è obbligatoria la presenza di un coro perchè il brano deve essere un canto collettivo

I primi tre brani selezionati saranno eseguiti in prima nazionale a Roma. Istituita la Commissione esaminatrice, verranno dettati i tempi e le modalità di partecipazione. Il Bando sarà pubblicato, probabilmente, entro marzo 2023. La Commissione, presa visione delle diverse composizioni,  sceglierà il vincitore premiando, con un premio in denaro, i primi tre.

In un secondo momento, attraverso la pubblicizzazione tramite il web, sarà individuata una “Notte per i migranti”, nella quale i Cori e le orchestre di tutta Europa e della sponda mediterranea dell’Africa che vorranno unirsi al progetto,  eseguiranno il Requiem per le genti del Mediterraneo, celebrando insieme un rito collettivo di ricordo, testimonianza  e attiva partecipazione.

 METTIAMOCI UNA NOTA. SUPPORTACI

Il nostro progetto e la sua realizzazione ha bisogno del supporto sia umano che economico per poter concretamente garantire la raccolta fondi necessaria all’istituzione del premio che verrà suddiviso tra i vincitori del concorso. Il nostro appello quindi è aperto a tutte e tutti quelli che, condividendo i nostri obiettivi, vogliano poter supportare economicamente l’iniziativa. Ciclicamente verranno pubblicati, per trasparenza, i dati di raccolta fondi e la progressione degli obiettivi. Se vuoi maggiori informazioni clicca sull’icona in alto.

Partecipa alla raccolta fondi per la realizzazione del Concorso per la composizione di un brano musicale per coro e orchestra che racconti la sofferenza e il dramma che attraversano il nostro Mediterraneo. Trasformiamo il nastro bianco dell’ orrore, dell’indifferenza e dell’ odio in un canto di speranza!

ARPI – REQUIEM, IBAN: IT44O0306909606100000177582

Donazioni già raccolte: € 2.800,00

ALCUNI DATI

Lo scorso anno sono morte o sono andate disperse oltre 3mila persone in mare, nel tentativo di raggiungere l’Europa. A indicare questa cifra mostruosa è l’Onu. Si tratta del doppio del bilancio registrato nel 2020, che contava 1544 morti o dispersi. Shabia Mantoo, portavoce dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), spiega che “su questo totale, 1.924 persone sono state dichiarate morte o sparite nelle rotte del Mediterraneo centrale e occidentale, mentre altri 1.153 sono morti o ritenuti scomparsi sulla rotta marittima dell’Africa del Nord-Ovest verso le isole Canarie”

Solo il 13% dei corpi dei 17mila morti tra il 2014 e il 2019 è stato identificato

persone sono state dichiarate morte o sparite nelle rotte del Mediterraneo centrale e occidentale, mentre altri 1.153 sono morti o ritenuti scomparsi sulla rotta marittima dell’Africa del Nord-Ovest verso le isole Canarie”.

 

Le mie stesse scarpe son tutta la mia terra

Il mediterraneo non è l’unico fronte di tragedia per quel che riguarda gli incidenti e le morti dei migranti. Nel mondo sono centinaia i conflitti aperti che contribuiscono ad irrobustire la necessità di migrazione. Ultimo in ordine di tempo è quello esploso ad est, in Ucraina, a seguito dell’invasione Russa. Si stima siano oltre cinque milioni gli ucraini migrati dall’inizio della guerra. A questa tragedia si somma la desolante disperazione dell’alto numero di perdite di civili a cui ormai essersi rassegnati. Le nostre note accompagnano il ricordo e la memoria di tutte queste anime ormai perse per sempre.

UNA CRISI CHE VA OLTRE IL MEDITERRANEO

Al confine fra Bielorussia, Polonia, Lituania e Lettonia sono fermi migliaia di migranti che provengono dal Medio Oriente grazie alla concessione di visti turistici da parte del Governo di Minsk. Fra loro, persone provenienti da Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan che provano ad entrare in Europa in assenza di canali sicuri, mentre i Paesi dell’UE impediscono loro di chiedere protezione.

82,4 milioni di persone nel mondo sono state costrette a fuggire

Alla fine del 2020 a causa di persecuzioni, conflitti, violenza, violazioni dei diritti umani o eventi che hanno gravemente turbato l’ordine pubblico.Fonte: Global Trends 2020, UNHCR

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Morti nel mediterraneo 2021
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Morti nel mediterraneo a maggio 2022
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Minori stranieri non accompagnati sbarcati 2021
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Morti nel Mediterraneo dal 2014
L’arte e l’emigrazione, una voce nel silenzio

Non ce lo ricordiamo spesso, eppure il nostro paese per moltissimo tempo è stato un paese di emigrazione, e questa stessa emigrazione si è rispecchiata nella letteratura, ma anche nell’arte.  Ma parliamo ora dei quadri sull’emigrazione. Uno dei più famosi su questo argomento è il quadro di Angiolo Tommasi, intitolato appunto Gli Emigranti. L’opera è stata realizzata alla fine dell’Ottocento; si tratta di un olio su tela raffigurante appunto gli italiani al porto di Livorno che decidono di emigrare in cerca di fortuna oltre oceano. Le due Americhe erano infatti la meta privilegiata di queste emigrazioni. Un altro livornese, Raffaello Gambogi (1874-1943), nel dipinto Emigranti, per certi versi simile a quello del collega, si concentra sul saluto che un padre sta dando alla figlioletta. Aggrappata alla sua giacca, l’altra bambina. Accanto a lui, la giovane moglie e l’anziana madre in lacrime. È chiaro che solo lui si appresta a partire. La realtà dolorosa dell’emigrazione comportava, infatti, anche lo smembramento di intere famiglie. La fotografa americana Dorothea Lange (1895-1965) fotografò senzatetto, immigrati, braccianti e operai. Alcuni scatti di Lange sono diventati famosissimi, perfino iconici. È il caso di Migrant mother, o Madre migrante, la foto di una donna immortalata nei pressi di un campo agricolo in California. Madre di sette figli, stava viaggiando su un camion con la famiglia, alla ricerca di un impiego, e in quel momento si era fermata sperando in un lavoro come raccoglitrice agricola. Gli occhi stanchi, carichi di un’insostenibile tristezza, ci parlano ancora oggi dell’assenza di speranza e mantengono, immutata, la propria capacità di commuovere.