IL COMITATO PROMOTORE

CHI SIAMO

Il Progetto è stato promosso dall’Associazione di Ricerca Psicodinamica per l’Intervento sociale (ARPI), che opera nella formazione e nel sociale in Italia e in particolare sul territorio siciliano. I Soci Fondatori dell’ARPI sono Docenti Universitari e Didatti presso diverse Scuole di Specializzazione in Psicoterapia riconosciute dal MIUR e lavorano nella formazione clinica da diversi anni. L’ideatrice e motore del progetto è la Prof.ssa Rita Inglese, Psicoterapeuta di orientamento analitico, Didatta, Docente e Supervisore.

L’Associazione ARPI ha dato vita alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia SSPIG che opera sul territorio siciliano, con sede a Palermo.

A questo gruppo fondativo si sono aggiunti, negli anni, allievi, studiosi e professionisti, anche provenienti da ambiti diversi, ma desiderosi di ragionare intorno al tema della prevenzione, della cura e del curare. 

La cura prende molte forme: è vicinanza, ascolto, contenimento, condivisione, investimento, speranza. E’ femminile, è tenuta, tensione, è atto coraggioso.

E’ azione che dà forma alla vita: avere cura è la forma necessaria dell’esistenza,  fondamento dell’esistere.

Come esseri umani abbiamo bisogno di cura e di prenderci cura (come ben indicato dai lavori di Luigina Mortari): di ricevere cure per poter dispiegare le potenzialità della nostra unicità esistenziale, per dare forma alla nostra esistenza; di prenderci cura perché l’esperienza dolorosa di essere “gettati nel mondo” possa trovare il gesto di un abbraccio, possa essere avvicinata, accolta, pensata e parlata. Il marchio della nostra esistenza è l’azione. Agiamo però in tanti modi. Con parole che divengono dialogo terapeutico, poesia, libri, canzoni, opere, testi giornalistici. Con parole e gesti che divengono danza, fotografia, teatro, film.

Abitare l’esistenza dentro questo taglio vuol dire sollecitare e dare vita all’opposto di una cultura utilitaristica e mercantile, di sfruttamento, divisone, emarginazione.

L’ARPI, nella tensione verso il sociale, la prevenzione, l’inclusione e l’accoglienza sposa e fa proprie queste essenziali indicazioni.

In questi anni difficili – in cui i cambiamenti politico-economici, le guerre che ne conseguono, i vigorosi e terribili cambiamenti climatici, le pandemie hanno gettato un’ombra scura di sofferenza, morte e dolore nelle vite di migliaia di donne, uomini, bambini e anziani – abbiamo deciso di metterci in campo non solo nei luoghi istituzionali di cura (scuole, associazioni, gruppi, istituzioni), ma scegliendo di avventurarci verso il mare aperto, il mare aperto dell’incontro con gli altri, con le vite degli altri.

Abbiamo deciso di navigare in quel mare che, come il Mediterraneo, diviene metafora della possibilità di vita e di morte, di un periglioso e desiderato transito che chiama e sollecita tutti e ciascuno a interrogarsi sulla necessità di prendere a cuore la vita, di curare la vita e così le nostre stesse esistenze dando valore e voce ai naufraghi, agli esuli, agli sfollati, ai migranti, ai minori non accompagnati, agli ultimi. Abbiamo deciso di metterci in campo per realizzare questo progetto culturale che diviene civico, politico in senso lato. La tragedia cui assistiamo senza tregua nelle acque del Mediterraneo ha bisogno di trovare un’accoglienza, di sollecitare pensieri nuovi e parole, di trovare riti e modi per essere elaborata, pensata, condivisa e trasformata.

I modi e forme per farlo sono molteplici.

Le arti, col loro respiro profondo, disponendosi a cantare il lutto e il dolore potendolo sublimare, ci offrono una rete, una possibilità per contenere lo shock dell’urto dell’orrido e del mostruoso, del terribile e del violento potendo tessere una possibilità di tenere, con coraggio, insieme le questioni della vita, che danzano tra sublime e orrifico, consentendoci di sperare e di operare muovendoci verso un’altra possibile nascita. E tra le arti, abbiamo scelto la musica. 

Il linguaggio artistico musicale crea, costituisce e si costituisce come un sistema immaginativo che non solo descrive la realtà, ma è concreto e naturale organizzatore di esperienze, fornisce le basi, offre il terreno, l’appoggio, consente di avvicinare e sentire, nominare e indicare esperienze, dolori, desideri, sogni attraverso una lingua capace di parlare a tutti, una lingua capace di cantare il dolore, il lutto, la sofferenza. Questo canto lo si può intonare tutti insieme, sperimentando così di essere parte di una molteplicità, così che l’individuale e l’universale si tocchino in un corale abbraccio, capace di accarezzare e contenere i dolori più indicibili, divenendo comunità, gruppo, stando insieme semplicemente, uno accanto all’altro, consapevoli di abitare “la stessa barca”.

Per l’ARPI, Rita Inglese 

Dipinto del pittore e regista algerino Rachid Benhadj.

Associazioni che hanno aderito al progetto

Gruppo fondamentale di lavoro, insieme all’ARPI, è la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interpersonale e di Gruppo (SSPIG) di Palermo- Direttore Prof. Emilio Riccioli.

Ringraziamo per il grande sostegno al nostro progetto: 

– l’UNHCR

– la Scuola Superiore di Specializzazione in Psicologia Clinica del Pontificio Ateneo Salesiano (SSSPC-UPS) – Direttore Prof. Raffaele Mastromarino.

– la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica/IFREP– Roma-Direttrice Prof.ssa Carla de Nitto;

–  IRPIR – Roma, Presidente Prof.ssa Susi Bianchini

–  SSPT-SAPA ( Latina) Direttrice Susi Bianchini

–  Società Cittadina di Psicoanalisi Xenìa, Presidente Prof. Emilio Riccioli

–  il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) 

Ringraziamo inoltre:

il dott. Alessandro Broggi, poeta e filosofo che ha composto un brano per il progetto;

il giornalista Gabriele Del Grande, che ci offre i suoi testi come spunto;

il Gruppo Corale Entropie Armoniche, (M°Claudia Gili),  per la disponibilità ad eseguire gratuitamente i brani corali richiesti dal concorso;

la dott.ssa Francesca Della Rocca, psicologa clinica che ha curato l’edizione in Inglese del sito.

Ringraziamo l’Unhcr, il Cir, il Pontificio Ateneo Salesiano e SSSC-UPS, ARCL (Associazione Regionale Coro Lazio) e la FENIARCO (Associazione Nazionale Cori Italiani) per averci fatto già pervenire la loro Lettera d’Interesse.

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